San Giovanni a Carbonara, il phanteon degli Angiò

8 lug

La chiesa di San Giovanni a Carbonara è una chiesa di epoca trecentesca, tra le più ricche di opere d'arte della città.

È ubicata nell'omonima strada, così chiamata in quanto era destinata in epoca medievale a luogo di scarico dei rifiuti inceneriti.

La costruzione è iniziata nel 1339 . L’ampliamento che, all'inizio del quattrocento, fu voluto da Re Ladislao (che qui desiderava essere sepolto), portò alla costruzione di un nuovo chiostro a fianco di quello preesistente e la chiesa fu abbellita con marmi pregiati.

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Si arriva all’ingresso salendo la bellissima scala di piperno, realizzata da Ferdinando Sanfelice (1707 o 1708), a forma di doppia rampa a tenaglia.

La facciata, che in realtà è la parte laterale della chiesa, presenta un bel portale gotico con due pilastri ornati ed una lunetta affrescata dal pittore lombardo Leonardo da Besozzo.

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La chiesa fu scelta dagli ultimi Angioini come 'Pantheon' per i propri defunti, infatti appena entrati infatti si viene colpiti dall'effetto sorpresa dell'interno e la prima opera che si vede è proprio il monumento funebre di Re Ladislao. La maestosa opera fu commissionata da Giovanna II d'Angiò a seguito della morte del fratello Ladislao, in sua memoria.

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È sostenuto da quattro colossali cariatidi che rappresentano le Virtù (Temperanza,FortezzaPrudenza e Magnanimità).

In una grande nicchia formata da due archi a tutto sesto vi sono sei statue con figure sedute, tra cui “Ladislao e Giovanna in trono” e gruppi di Virtù (Carità e Fede).

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Sulla sommità, la statua di Ladislao a cavallo, completa di armatura e rappresentato con la spada sguainata e iconografia rara all'interno di una chiesa.

Dietro al monumento si apre la cappella Caracciolo del Sole, voluta nel 1427 da Sergianni Caracciolo.

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La cappella è circolare e il pavimento è completamente ricoperto di bellissime maioliche del ‘400.

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Di grande rilievo, nella cappella, è proprio il Sepolcro di Sergianni Caracciolo, il Gran Siniscalco del regno nonché amante della regina Giovanna II, assassinato nel 1432 da una congiura di palazzo. Il defunto è rappresentato con un pugnale nella mano destra.

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La cappella è circondata di affreschi quattrocenteschi ad opera di  Perinetto da Benevento, Leonardo da Besozzo e Antonio da Fabriano.

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Lungo la navata della chiesa si ammira il famoso Crocifisso di Giorgio Vasari, lo splendido dipinto del 1545, commissionato proprio per questa chiesa, è stato rivalutato da poco dal grande pubblico, anche grazie ad un restauro che ne ha messo in luce le caratteristiche.

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La cappella Caracciolo di Vico, alla sinistra dell’altare, ha invece un aspetto nettamente rinascimentale, fu eseguita agli inizi del Cinquecento e fu opera di diverse mani del rinascimento napoletano e spagnolo. La bellissima cappella ospita i sepolcri della famiglia Caracciolo di Vico e ci lavorarono i più noti scultori marmorei napoletani di quel periodo: Giovanni da Nola, Girolamo Santacroce, Giovanni Domenico D'Auria, Annibale Caccavello e Girolamo D'Auria.

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La chiesa è di una bellezza spettacolare, senza tempo, a mio modesto parere una delle più belle della città. La strada non è proprio una di quelle che si attraversano andando in giro per il centro storico e forse anche a causa di questo è purtroppo poco curata e valorizzata.

In compenso è quasi sempre deserta e ci si può immergere con tranquillità in un'atmosfera senza tempo e godersi ogni singolo particolare nel silenzio, cosa alquanto rara.

Chi non la conosce deve assolutamente correre ai ripari, una mancanza simile per un napoletano o per un turista è imperdonabile.

L'ingresso è gratuito. Gli orari sono:  lunedì-sabato 9-18

Ora non avete più scuse.

A presto, continuate a seguirmi
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